Metodologia

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“Se viene a mancare la dimensione comunicativa e comunitaria,
allora la cultura diventa un sapere senza relazione con l’esistenza,
incapace di produrre alcun cambiamento.” (G. Mollo)

La metodologia formativa della Scuola di Teatro, Arte e Relazione è ben rappresentata dalla metafora della trottola. Il suo punto più alto rappresenta la relazione che fa da perno a tutta la struttura, percorrendo e tenendo insieme la trottola lungo tutto l’asse centrale.

L’osservazione, la scoperta e i linguaggi, rappresentati dal corpo legnoso della trottola, sono i tre momenti che stanno alla base della metodologia formativa dei laboratori della Scuola, sovrapponendosi e rigenerandosi continuamente.

L’osservazione è il punto di partenza: la fase di studio propedeutica al lavoro ed essenziale nella progettazione della Scuola. Grazie ad essa i percorsi formativi vengono modellati sulle persone, a partire dalle potenzialità di ciascuno, per proporre un pacchetto formativo dinamico. I percorsi formativi proposti dalla Scuola, infatti, sono divisi su più livelli, dove si lascia ampio spazio alla componente più istintiva (come nel caso del corso base) o dove l’osservazione è legata maggiormente all’acquisizione di competenze (come nel caso dei livelli successivi).

La scoperta è il processo di empowerment, cioè il processo di crescita della persona e del gruppo, maieutica implementazione delle potenzialità che ciascuno ha dentro di sé, delle quali non è ancora consapevole. È un processo basato sull’incremento della stima di sé e sull’autodeterminazione, affinché la persona possa appropriarsi consapevolmente del proprio potenziale e possa esprimerlo. Il docente S.T.A.R., in sintonia con gli allievi, dà vita a un processo di ricerca e creazione che, in termini educativi, mette sempre in atto un cambiamento. È tipica dei corsi della Scuola proprio la possibilità di rivolgere lo sguardo verso la scoperta di se stessi e degli altri.

I linguaggi sono le possibili strade da percorrere.
Il docente S.T.A.R. propone diversi linguaggi artistici per raggiungere l’espressione artistica. I vari linguaggi e le loro funzioni entrano in relazione tra di loro e creano connessioni che vengono codificate attraverso la trasmissione di un fare e non solo di un sapere, dove il sapere è il risultato ottenuto grazie al fare, cioè grazie all’esperienza.

Le tre dimensioni sono relazionali, perché passano tutte attraverso il perno della trottola, e sono reali, perché possono essere generate ed esistere a partire da qualsiasi momento esperienziale.

Il cordino che mette in moto la trottola rappresenta l’espressione artistica e l’espressione tecnica: la prima fa riferimento alla possibilità di avere e utilizzare uno spazio di espressione; la seconda richiama la disciplina, quella che permette di perfezionarsi, ma anche di improvvisare.

A questo punto la trottola viene lanciata e, attraverso il suo movimento, lascia il segno sul piano dove viene liberata, grazie alla sua punta alla base che rappresenta la creazione: essa è già relazione, non solo perché è collegata al perno che fa da struttura a tutta la trottola, ma perché muovendosi diventa comunicazione ed entra in contatto con il piano esterno sulla quale la trottola è stata lanciata. Con il suo movimento genera l’inaspettato, dove la creazione artistica incontra l’altro da sé.

Per questi motivi, in senso metaforico, la S.T.A.R. consegna a ciascuno dei suoi allievi una trottola, perché ciascuno di essi possa essere ARTIGIANO DELL’ARTE, ovvero quell’artista capace di utilizzare gli strumenti artistici non per interpretare un “già dato”, neppure per divenire attore o musicista o cantante, ma per trovare la sua propria capacità artistica relazionale capace di creare senso.